Concetto di normalità in psicologia – confronto tra esperienze di vita diverse

La normalità nella nostra testa

In psicologia, il concetto di normalità è più complesso di quanto sembri. Esploriamo insieme cosa significa essere normali.

Prima di parlare di cosa sia il normale e di cosa sia il patologico, bisogna porsi una domanda:

Cos’è la normalità?

Da dizionario, per normalità si intende ciò che è o si ritiene normale, consueto, regolare e non eccezionale. Ad esempio, una persona che attraversa la strada sulle strisce pedonali è qualcosa di normale. Una giraffa in bicicletta che attraversa la strada sulle strisce pedonali è invece qualcosa di inusuale, eccezionale, in altre parole non normale.

Concetto di normalità in psicologia – confronto tra esperienze di vita diverse

Ho volutamente fatto un esempio grossolano perché nella mente di alcune persone è la giraffa che attraversa la strada ad essere normale, non la persona. Questo può sembrare ovvio, ma è la chiave per capire come certe situazioni di sofferenza psicologica continuino per periodi anche lunghi, nonostante dall’esterno sia palese che qualcosa non va.

Spieghiamoci meglio. Immaginiamo due ragazzi, A e B.

A vive in una famiglia benestante, ha due genitori che gli vogliono bene, una bella casa. Frequenta una scuola locale con ottimo profitto, ha una buona cerchia di amici e un futuro che si prospetta brillante e privo di particolari preoccupazioni.

B invece vive assieme ai 3 fratelli, in un monolocale che i genitori hanno occupato anni prima. Sia il padre che la madre usano spesso violenza fisica e psicologica su di lui, anche solo per sfogare il proprio stress. Non ci sono mai abbastanza soldi per mangiare, ma in casa non mancano mai droga e alcool. I ragazzi che B frequenta vivono in condizioni simili, vanno raramente a scuola e il futuro sembra promettere molte difficoltà e sofferenza.

A e B non si conoscono né tantomeno si frequentano.

Ora, dal nostro punto di vista, chi dei due conduce una vita più serena? Quasi sicuramente risponderemo A. Questo non perché abbiamo qualcosa in particolare contro chi vive in condizioni socioeconomiche difficili, ma perché oggettivamente una situazione di abbondanza e di amore è meglio di una situazione di degrado, povertà e abuso.

Ma andiamo al punto di vista di A e B. Secondo A, la vita di B è una vita normale? E secondo B, la vita di A è normale?

In tutti e due i casi la risposta sarà no. Le due vite sono molto diverse e dal punto di vista di entrambi l’altro conduce una vita come minimo inusuale. Probabilmente B invidierà A, perché ha una vita decisamente più agiata, ma questo non c’entra con il fatto di ritenerla normale. Invidiabile, ideale, ma non normale, non dal suo punto di vista.

B vive nella povertà e nella violenza da quando è nato e ci si è abituato. È normale che

il padre lo riempia di schiaffi, è normale che la madre gli rovesci addosso il cestino dell’umido. Non è che B non conosca l’amore genitoriale, è che per lui l’amore genitoriale è quella violenza. Non è che lui viva nel degrado, tutte le persone che conosce vivono nelle sue stesse condizioni. Non è il suo mondo, è IL mondo.

Concetto di normalità in psicologia – confronto tra esperienze di vita diverse

Conoscendo la vita di A, B ha potuto intravedere una vita che potrebbe essere, che esiste, non è una fantasia. Magari però è stato solo in quell’occasione che ha visto una vita diversa, e per quanto bella evidentemente sarà riservata a pochi eletti fortunati. La vita normale è fatta di violenza e povertà.

E se invece B non avesse mai saputo niente nè di A nè di persone con una vita come la sua? B non avrebbe nemmeno la concezione di qualcosa di diverso dal suo mondo, non saprebbe che la vita può essere migliore e non saprebbe che c’è qualcosa a cui eventualmente aspirare.

Se non fosse abbastanza chiaro, non stiamo parlando (solo) di soldi o di livello socioculturale.

Stiamo parlando dei nostri mondi interiori. Come abbiamo detto, per normalità si intende ciò che è o SI REPUTA normale e inconsueto. Per quanto ci riguarda, questo significa che la nostra idea di normalità deriva unicamente dalle nostre esperienze passate e quotidiane. Nel bene o nel male, ci si abitua a qualsiasi situazione a lungo andare: se lavoriamo agli ordini di un capo che letteralmente ci frusta, la prima frustata sarà spaventosa, la seconda un po’ meno, la terza ancora meno, e così via, fino a quando nemmeno ci faremo caso al fatto che LAVORIAMO AGLI ORDINI DI UN CAPO CHE CI FRUSTA.

O che siamo in una relazione tossica.

O che quello è bullismo e non scherzi fra amici.

O che pensare al suicidio ogni giorno forse non sia una generica tristezza, ma un segno di depressione importante.

Potremmo elencare migliaia di esempi, ma il succo rimane uno: non possiamo affrontare un problema che non sappiamo di avere. E una normalità non sana spesso non viene vista da chi la vive.

Concetto di normalità in psicologia – confronto tra esperienze di vita diverse

Non abbiamo ancora menzionato la parte più subdola: abituarsi a una cosa significa anche conoscerla, sapere come funziona, quali sono le sue regole e cosa possiamo aspettarci. Sapere cosa possiamo aspettarci ci dà una qualche forma di sicurezza nel caos del mondo. Quello che non conosciamo ci fa paura, ed essere abituati ad una condizione di sofferenza implica fare costantemente una scelta tra continuare con quella sofferenza che conosciamo così bene o fare un salto nel buio: saltare potrebbe essere meglio, ma anche peggio, in particolare se non abbiamo concezione di come dovrebbe essere una situazione sana, ad esempio in un rapporto di coppia. 

Se conosciamo solo la sofferenza e non abbiamo mai avuto esempi di alternative, come potrebbe anche solo venirci in mente di allontanarci o di fare qualcosa in qualsiasi direzione? La prevedibilità ci permette di orientarci nel mondo che immediatamente ci circonda e di sopravvivere nel migliore dei modi. Ecco perché capita di passare da un partner violento ad un altro partner violento: sappiamo cosa aspettarci.

Cosa implica tutto questo per noi, a conti fatti? Implica che potremmo essere in una situazione in cui siamo vittime di abuso, in una relazione tossica, schiavi dei nostri pensieri o delle nostre abitudini e non rendercene conto. L’abitudine ci rende ciechi, la nostra normalità ci rende ciechi, soprattutto se non ci confrontiamo con altre situazioni.

Non dobbiamo mai dare per scontato che la nostra normalità sia la normalità di tutti gli altri, che “tutti fanno così”. Se una situazione quotidiana ci provoca sofferenza psicologica o disagio dovremmo prendere in considerazione l’ipotesi che ci sia qualcosa che non va, qualcosa da sistemare o da cui allontanarsi, prima che quella sofferenza diventi una parte della normalità nella nostra vita. Confrontarci con i nostri pari o con uno psicologo ci può aiutare a individuare quegli aspetti della nostra vita su cui sarebbe meglio intervenire.

Ce n’è già abbastanza di sofferenza fisiologica ed inevitabile, non serve non aggiungere dolore superfluo. Non dovrebbe essere normale.