Emozioni - uno sguardo più da vicino
Abbiamo parlato delle emozioni e della loro funzione. In questo articolo approfondiamo i diversi tipi di emozioni, primarie e secondarie, per capire meglio come funzionano e cosa ci comunicano.
Abbiamo un’idea generale di come ci siano utili nella vita di tutti i giorni, ma nello specifico?
Andiamo con ordine. Tutte le emozioni sono importanti, ma non possiamo metterle tutte nello stesso calderone. Abbiamo due grandi categorie di emozioni principali: le emozioni primarie e le emozioni secondarie o sociali. Con un elenco sarà facile capire perché sono divise in questi due gruppi.
Emozioni primarie: gioia, tristezza, disgusto, rabbia, paura/ansia.
Emozioni secondarie o sociali: vergogna, gelosia, invidia, noia, senso di colpa, pena/compassione, disprezzo.
Cosa salta all’occhio? Le emozioni primarie sono quelle che potremmo provare anche se fossimo da soli al mondo, mentre le emozioni secondarie o, appunto, sociali, entrano in gioco perlopiù, ma non sempre, al momento dell‘interazione con altre persone. Le emozioni primarie sono quelle che potremmo trovare anche negli animali, che le utilizzano per la loro sopravvivenza esattamente come hanno fatto i nostri antenati in passato. Le secondarie sono utili a mantenere una comunità quantomeno funzionante e a determinare come dovremmo comportarci verso gli altri in una determinata situazione.
Come abbiamo detto, le emozioni sorvegliano scopi specifici e ci informano sulla discrepanza tra stato che vorremmo raggiungere e realtà. Vediamo quindi velocemente cosa stanno a indicarci:
Gioia: indica uno o più scopi sono stati raggiunti, o che potranno essere raggiunti a breve. Chi prova gioia sorride, si sente pieno di energie ed appagato.
Rabbia: indica che abbiamo subito un danno che riteniamo ingiusto. Noi non vogliamo essere sopraffatti da questa ingiustizia e si attiverà quindi lo scopo di sopraffare chi ci ha danneggiato. Chi è arrabbiato aggrotta le sopracciglia, ha i muscoli in tensione ed un’espressione contrariata. Si può essere arrabbiati anche con sé stessi.
Ansia: indica che il raggiungimento di uno scopo è a rischio, bisogna mettersi in moto per non comprometterlo del tutto. La minaccia può essere anche solo vaga e astratta. Si distingue dalla paura per il fatto che la paura è una risposta ad un pericolo reale, o almeno altamente probabile. In questo caso, lo scopo a rischio è la sopravvivenza.
Tristezza: indica che uno scopo è stato compromesso, non è più raggiungibile, oppure che abbiamo perso un bene per noi importante. Maggiore sarà il valore dello scopo o del bene e più saremo tristi. E’ un’emozione che provoca dolore, mancanza di energie, sensazione di mancanza e disperazione alternata alla speranza di poter ritrovare quel bene. Esempio classico è il lutto per la morte di una persona cara, o aver perso l’amore della propria vita.
Disgusto: indica la presenza qualcosa che può contaminarci, in senso sia fisico sia relativamente alla propria dignità. Dobbiamo allontanarci da ciò che è disgustoso per non esserne rovinati e preservare così la nostra integrità.
Passiamo alle emozioni secondarie o sociali:
Invidia: indica che è minacciato o compromesso il nostro scopo di avere un bene o un potere che un altro possiede. Ci si sente inferiori rispetto a chi invidiamo, e sotto sotto gli auguriamo il male.
Gelosia: indica il timore della perdita dell’utilizzo esclusivo di un bene che riteniamo essere legittimamente nostro, a causa di un’altra persona. In questo caso i termini “utilizzo” e “bene” sono usati in senso lato: il bene può essere una persona e l’utilizzo può essere l’amore. Lo scopo minacciato è il mantenimento di quel bene solo per noi.
Vergogna: indica la compromissione dell’immagine che abbiamo di noi stessi, o che altri hanno di noi, a seguito di un giudizio negativo ricevuto da un’altra persona e che noi crediamo essere giusto. Quando ci si vergogna ci si nasconde, e questo comunica ad altri il nostro dispiacere per aver fatto qualcosa che non dovevamo fare.
Senso di colpa: indica che abbiamo inferto ad un altro un danno ingiusto. Tenderemo quindi a rimediare al danno che abbiamo causato, anche facendo ammenda. Lo scopo compromesso in questo caso è il mantenimento di un’equità fra pari, che con il danno è stata minata.
Pena: indica che abbiamo percepito che un altro, appartenente ad un gruppo che non è il nostro, ha subito un danno ingiusto. Differisce dalla compassione per il solo fatto che nella compassione l’emozione è provata per un membro del nostro gruppo. In entrambi i casi, lo scopo che si attiva e si persegue è evitare che ci siano ingiustizie, e si vorrà soccorrere la vittima innocente.
Disprezzo: indica che abbiamo percepito che un individuo ha violato le regole etiche del gruppo e che quindi deve essere punito. Esempio classico è il disprezzo che proviamo verso chi commette reati odiosi come lo stupro. Lo scopo attivo è salvaguardare l’etica interna del gruppo, scopo che a violazione avvenuta risulta minacciato. Nel mantenimento di una comunità funzionante un’emozione di questo tipo funge anche da deterrente per chi pensasse di poter rompere ogni regola.
Noia: indica che in questo momento, date le circostanze, i nostri scopi sono temporaneamente non perseguibili. Ad esempio, a scuola ci annoiamo perchè magari vorremmo essere da tutt’altra parte a fare ben altre cose, ma siamo invece costretti dalle circostanze ad attendere pazientemente il suono della campanella.
Adesso abbiamo dato un nome e una definizione a tutte le principali emozioni. Quando si discute dei propri problemi con un amico, o con uno psicologo, è importante parlare la stessa lingua e usare gli stessi termini: invidia e gelosia, ad esempio, non sono sinonimi e implicano cose ben diverse. Concludiamo questa carrellata ricordando che tutte le emozioni sono utili, e diventano un problema solo se ci mettono nella condizione di non poter perseguire adeguatamente i nostri personalissimi scopi.
