Emozioni - un'introduzione

Il corpo umano è una macchina straordinaria. Ogni parte di esso, ogni meccanismo, ogni interazione fra le parti è adibita ad una sola funzione: farci sopravvivere. Se una parte del corpo smette di essere utile alla persona per un periodo abbastanza lungo di tempo, essa comincerà ad atrofizzarsi, per consumare meno energia e averne di più a disposizione per le parti che invece ci stanno aiutando. E’ vero anche l’inverso, ovviamente.

Cosa più importante di tutte: se una parte o una funzione del nostro corpo esiste, significa che in passato ha aiutato i nostri antenati a sopravvivere e ad avere dei figli.

Perché questi concetti dovrebbero interessarci parlando di emozioni? Semplicemente perché le emozioni sono una di quelle funzioni che ci aiuta a sopravvivere, al pari di molte altre parti del nostro corpo.

Facciamo un esempio molto semplice: è più probabile che a sopravvivere sia un uomo primitivo che possa provare paura di fronte ad animali feroci oppure uno che non può provarne? Viene facile immaginare che l’uomo “pauroso”, alla vista di una bestia zannuta, scappi a gambe levate, mentre l’altro ne sarebbe indifferente. L’uomo “pauroso” sopravvive, perché è scappato, e se avrà dei figli essi erediteranno la capacità di avere paura. L’altro probabilmente prima o poi finirà con il diventare il pranzo di una bestia feroce di passaggio, ed ovviamente non potrà avere una progenie. 

Naturalmente è un esempio assurdo: la paura è un’emozione molto antica, comune a tutti gli animali. Ma se avessi fatto lo stesso esempio con due pesci vissuti un miliardo di anni fa il discorso sarebbe filato comunque: le emozioni sono utili alla sopravvivenza.

Ma cosa sono, in termini psicologici?

Partiamo da un altro esempio: una persona ha un desiderio, o, come lo abbiamo chiamato in precedenza, uno scopo. Se questa persona arriverà a soddisfare questo suo scopo, quale sarà l’emozione che proverà? Ovviamente gioia.

Ed ecco che con pochissime righe abbiamo spiegato cosa le emozioni: sono i sorveglianti dei nostri scopi. Esse ci informano e ci guidano costantemente sulla discrepanza fra lo stato che vorrei raggiungere (scopi raggiunti) e la situazione reale. Se gli scopi sono stati appagati o stanno per essere appagati proveremo emozioni più positive rispetto a quelle che proveremmo se gli scopi fossero compromessi, minacciati, o non alla nostra portata.

In aggiunta a questo, ogni emozione sorveglia specifici scopi. Ad esempio, la paura ci informa che il nostro scopo di sopravvivere è minacciato da un pericolo imminente.

Non manca però qualcosa per rendere utile la paura ai fini della sopravvivenza? Sì, ed è forse la più importante fra le funzioni delle emozioni, non solo della paura: l’effetto che esse producono su di noi. Trovarsi un orso arrabbiato a pochi passi di distanza ed esserne spaventati non è utile a sopravvivere, a meno che non ci si attivi subito per mettersi in salvo. E’ un ovvietà, ma facciamo un altro passo: cosa ci succede quando siamo spaventati da una minaccia di fronte a noi? Comincia ad aumentare l’adrenalina, i muscoli vanno in tensione, ci focalizziamo sulla sopravvivenza, sudiamo freddo e tendiamo a fare una determinata cosa: metterci in salvo. E’ la paura ad generare tutte queste cose, attiva il corpo e la mente in modo da proteggere uno specifico scopo: restare vivi.

 

Ogni emozione causa attivazioni fisiologiche all’interno del corpo e tendenze all’azione (ad esempio, scappare), specifiche per emozione. Chi è felice sorride, chi è arrabbiato tenderà a dirigere la violenza verso chi lo ha fatto arrabbiare, chi si vergona si nasconde. Ma se è possibile prevedere le tendenze all’azione in base all’emozione, è vero anche il contrario: è possibile identificare l’emozione partendo dalle tendenze all’azione. Se ci viene voglia di picchiare qualcuno e siamo rossi in viso con i muscoli tesi, ma non sappiamo esplicitamente il perché, possiamo comunque desumere che stiamo provando rabbia verso quel qualcuno. Saper identificare le proprie emozioni non è assolutamente una capacità scontata.

Dopo tutte queste righe dobbiamo sottolineare un altro aspetto fondamentale: le emozioni possono essere appropriate o inappropriate, ma ciò non significa che le emozioni positive siano appropriate e le negative siano inappropriate. Come abbiamo visto prima, un’emozione negativa e spiacevole come la paura può risultare utile e quindi appropriata al perseguimento dello scopo della sopravvivenza. Quello che determina l’appropriatezza di un’emozione è unicamente quanto quell’emozione aiuti l’individuo a perseguire e raggiungere i propri scopi, sia a breve che a lungo termine. Le emozioni appropriate aiutano, quelle disfunzionali invece mettono i bastoni fra le ruote.

Infine, aggiungiamo un ultimo tassello importante: nel momento in cui si prova un’emozione, appropriata o inappropriata che sia, quell’emozione c’è. Se io ho paura delle stampanti, e c’è una stampante sul tavolo dell’ufficio, probabilmente i miei colleghi mi prenderanno in giro nel vedermi scappare o urlare al mio ingresso in stanza. Magari sminuiranno la mia paura, diranno che non c’è niente da temere. Oppure, potrebbero dire che non posso provare paura verso una stampante. Questo è profondamente sbagliato: io in quel momento sto provando paura, una grande paura. Qualcosa nella mia vita mi ha portato ad essere spaventato dalle stampanti. Secondo la mia personalissima esperienza le stampanti sono pericolose. Nel mio schema di credenze, la paura ha senso e quella che provo non è una paura artefatta o diluita, ma è al pari della paura che proverei con un branco di lupi affamati intorno a me. Probabilmente avere questa specifica paura non mi aiuterà nell’eccellere nel mio lavoro di ufficio, anzi, mi sarà di intralcio.

Va bene, per il momento accettiamo che stiamo provando una certa emozione. Ci possiamo lavorare, un passo alla volta. Non neghiamo quello che sentiamo e non permettiamo ad altri di dirci che non è vero quello che stiamo provando.

Le nostre emozioni sono solo quello: nostre