Cosa voglio dalla vita? Perchè faccio così? Scopi e credenze

Ognuno di noi ha dei desideri. Non solo non c’è niente di male, ma sono proprio questi desideri a muovere noi e il mondo intero. Se decidiamo di fare qualcosa, a meno che non siamo costretti, è perché lo vogliamo. Facciamo qualcosa perché abbiamo uno scopo.

Uso il termine scopo perché così è chiamato uno dei pilastri della psicologia cognitivo comportamentale. Semplificando molto, si tratta di quello che desideriamo e che cerchiamo di ottenere. Ci riferiamo non a cose materiali, ma a qualcosa di più simile ad uno stato, una condizione o un risultato che, se raggiunto, ci renderebbe felici. Non devono essere desideri profondi, nobili, complessi:  possono anche essere molto generici, semplici, banali. Esempi di scopi sono il sentirsi amati, l’essere rispettati, fare parte di un gruppo, eccellere in uno sport, rendere invidiosi gli altri.

Molto spesso gli scopi che perseguiamo sono solo uno strumento per arrivare a soddisfare uno scopo superiore in termini di gerarchia. Ad esempio: ho lo scopo di imparare a cucinare bene. Ma questo potrei decidere di farlo perché alla mia ragazza piace la cucina fatta in casa, quindi se imparassi lei sarebbe felice. Se la rendo felice mi amerà di più. Questo soddisferebbe il mio bisogno di sentirmi amato. Ecco spiegato il tutto: sto imparando a cucinare per amore.

Non è detto né che la persona sia a conoscenza di questa piramide di scopi, né che sappia consciamente elencare questi scopi. Quello che sappiamo è che gli scopi orientano e muovono la persona. In pratica, l’insieme dei nostri scopi ci dice:

Il mondo è come lo voglio io? No? Allora diamoci da fare.

E a proposito del mondo, introduciamo un altro concetto molto importante: le credenze. Ogni persona ha delle personalissime credenze su di sé, sugli altri e sul mondo. Essenzialmente è quello che abbiamo imparato e dedotto in base alle nostre esperienze, alla nostra educazione, alla nostra cultura. Di me stesso posso avere la credenza di essere una persona buona. Degli altri posso pensare che mi disprezzano perché non vesto abiti di marca. Del mondo posso pensare che solo i ricchi possono avere la felicità.

Tutti noi pensiamo che queste nostre credenze corrispondano alla realtà, ma ovviamente non è sempre così. D’altro canto, se il mondo non ci smentisce e anzi conferma quello che pensiamo, perché cambiare idea? Soprattutto alla luce del fatto che le credenze hanno un valore estremamente adattivo per la nostra sopravvivenza: rendono il mondo un posto più prevedibile. Quello che non conosciamo ci fa paura, e nulla fa più paura dell’imprevedibilità nel mondo, perché essa ci rende vulnerabili. E’ uno dei motivi per cui spesso non ci allontaniamo da situazioni o relazioni che ci fanno stare male: un male conosciuto fa meno paura di un salto nel vuoto. E se conosciamo solo quello che ci fa star male tenderemo a ritornare sempre in situazioni analoghe, perché sappiamo cosa aspettarci ed è meglio che rischiare. Lo scopo adattivo c’è ed è sensato. L’esecuzione però non ci porta sempre allo stare bene, ed ecco che qui serve un aiuto esterno.

Perché ho parlato di scopi e credenze assieme? Semplicemente perché sono profondamente interconnessi: come posso decidere quale scopo perseguire se non partendo da quello che so di me, degli altri e del mondo? Se credo che agli altri piacciano solo le ragazze con al massimo il 5% di massa grassa, e se penso che io non abbia particolari pregi che potrebbero far innamorare qualcuno, cosa farò se voglio essere amata? Ovviamente andrò in palestra notte e giorno per arrivare a soddisfare lo scopo di essere magra e in forma. Scopo che ovviamente serve a trovarsi un ragazzo seriamente innamorato e quindi poi sentirsi amati. Per essere amata devo essere magra. Tutto fila perfettamente, date le premesse. Chi potrebbe darmi torto? Giungerebbero tutti alla mia stessa conclusione.

Ma se le premesse, ossia le credenze, non corrispondono al vero? Potremmo finire per incastrarci nel perseguire scopi inutili nel migliore dei casi, dannosi nel peggiore. Passare una vita a costruire una carriera brillante per poi ritrovarsi a non capire perché si ha tutto ma si è comunque tristi.

Uno scopo raggiunto rende felici e appagati. Uno scopo compromesso rende tristi. Uno scopo il cui raggiungimento è in bilico rende ansiosi. Gli scopi sono un motore ed una bussola, ma non sempre riusciamo ad afferrare quello che sentiamo dentro. Potrebbe esserci tutta una matassa di fili di lana aggrovigliati, senza capo né coda. Imparare a districare questa matassa, da soli o con l’aiuto dello psicologo, è fondamentale per conoscersi meglio.